Water abundance XPrice: come investire (male) 1,5 milioni di dollari

La X Prize Foundation, per chi non la conoscesse, è un’organizzazione non-profit americana, creata per incentivare innovazioni tecnologiche radicali in vari campi; funziona regalando rilevanti somme di denaro ad aziende che si stanno lanciando sul mercato e che si distinguono per un qualche motivo, generalmente per aver reso accessibile a tutti un qualche bene.

Il primo Ottobre 2016 è partita la sfida “Water abundance XPrice”: la prima azienda in grado di sviluppare un sistema capace di produrre almeno 2000 litri di acqua potabile utilizzando il 100% di fonti rinnovabili ad un costo accessibile, si sarebbe accaparrata la somma messa da parte dall’inizio della sfida.

Il primo premio è stato assegnato alla Wedew, che ha progettato un dispositivo in grado di bruciare legna gassificandola, generare energia e quindi usare questa energia per condensare l’acqua dall’aria.

Onestamente, mai mi sarei immaginato che questa competizione fosse piena esclusivamente di sistemi a condensazione; stiamo parlando semplicemente di enormi deumidificatori che dovrebbero quindi soddisfare le esigenze di piccole comunità. Ancor più grave, poi, il fatto che il premio sia stato vinto da un sistema ibrido: un sistema in grado di bruciare legna (usando un gassificatore) per generare corrente in grado di far lavorare un sistema di condensazione a discapito di sistemi sicuramente più costosi a pannelli solari o a turbine eoliche, ma sicuramente meno inquinanti.

Siamo ben chiari, sicuramente la gassificazione è il sistema migliore e più efficace per estrarre energia da legno, e sicuramente offre una maggiore versatilità, ma dubito che ilsistema acqua in cambio di legna” pubblicizzato sul sito della Wedew sia un sistema valido nel paese già in ginocchio dove dovrebbe lavorare una macchina del genere. A me ha fatto pensare al pianeta Arrakis immaginato da Frank Herbert.

Non dimentichiamo che un gassificatore per funzionare correttamente ha bisogno di regolare manutenzione da addetti specializzati e che le scorie vanno lavorate e smaltite adeguatamente.

Inoltre, molti considerano la gassificazione un “inceneritore travestito”, affermando che questa tecnologia non si può ancor considerare sicura per chi la usa, fa notare che le emissioni non sono solo anidride carbonica e acqua e sottolinea il numero di incidenti che accompagna questi stabilimenti.

Con questo non voglio dire che non credo che non abbiano fatto un buon lavoro a comprimere tutto in un container standard o che il sistema non sia ingegnerizzato bene; sto cercando di sollevare i miei dubbi.

Innanzitutto perché credo che condensare l’acqua dall’aria e poi trattarla (perché va comunque trattata, poi) non sia un sistema valido ed economicamente accessibile: un condensatore ad utilizzo industriale in commercio al momento produce 55 litri d’acqua al giorno consumando circa 700W/h, quindi con qualche approssimazione per un costo di 3 euro di corrente produce 60 litri d’acqua; circa 5 centesimi al litro. In Italia l’acqua di rubinetto viene pagata meno di un centesimo al litro ed è potabile.

Quindi, considerando che il sistema di cui stiamo parlando non si allontanerà così tanto da quella efficienza appena dichiarata, visto che utilizza lo stesso sistema, dubito che la Wedew abbia potuto produrre una macchina che si avvicini alle rese pubblicizzate di 2 centesimi al litro.

In caso contrario, la Wedew appena costruito il deumidificatore più efficiente mai realizzato, potrebbe sovvertire il mercato.

Infine, pur supponendo che le promesse della Wedew siano valide e mantenute, farsi pagare l’acqua 2 centesimi al litro, ovvero più di 10 volte quanto costi qui in Italia, da un villaggio chiaramente povero in una zona priva d’acqua, non mi sembra un gesto generoso, anzi, credo stia speculando su una popolazione già in difficoltà, e che di certo non meriti un premio per questo.